Citoplasma per ventanni è stata la fanzine-fantasma, dedicata ai Ramones e alla voglia di raccontare. Oggi è tempo di blog e di poesia del quotidiano...
martedì, 22 dicembre 2009
Babbo Natale Ciclonici a Maglie...

Ricevo dall'associazione Il Ciclone di Maglie (Lecce) e volentieri pubblico...

IL VIN BRULE' CI SALVERA'

(Ciclosfilata di Natale - Maglie (LE),21 dicembre 2009)

"Solo la disperazione poteva spingerci a tanto: mimetizzati da Babbo Natale in bicicletta, nascosti dietro slogan ciclo-intelligenti esposti su enormi pannelli in precario equilibrio sul portapacchi posteriore, accompagnati da un vecchio lettore CD gracchiante dolci nenie natalizie, ci muoviamo mestamente nel traffico infernale del centro storico.
Lo scopo della singolare apparizione è sempre lo stesso: cercare di stimolare i nostri concittadini e chi li rappresenta verso un migliore e moderno modello di mobilità. Le abbiamo provate tutte: lettere al Sindaco, agli Assessori, ai Consiglieri comunali di maggioranza ed opposizione, organizzazione di cicloinondazioni, escursioni, manifestazioni, studi, seminari, convegni, lancio di comunicati stampa. Lo sforzo è stato ciclonico, il seme del dubbio è stato inculcato ma non è quasi mai germogliato. Le auto sono sempre ovunque, ma i cambiamenti ci sono. Sono però lenti, probabilmente lentissimi.
Che fare allora? Quale strategia adottare per essere più efficaci? Come fare per spezzare la tristezza indotta dalla quotidiana immersione nel traffico cittadino, come fare per colmare la depressione prodotta  dalla frustazione della ricerca di un parcheggio, come fare ad interrompere la tossicodipendenza indotta dai malefici gas di scarico delle auto?


L'idea geniale non poteva che venire dalla mente brillante del nostro attivo tesoriere: Vin brulè! Vin brulè per scacciare via il cattivo benzene! Vino caldo per far ritornare il sangue al cervello, ritornando d'un tratto creature intelligenti e non ibridi mostruosi di carne e lamiera! Vino aromatico per assaporare nuovamente la bellezza dei contatti umani mortificati dall'isolamento nel proprio abitacolo-prigione a quattro ruote!
Ecco la ricetta che ci salverà: inspirate profondamente, chiudete gli occhi, sorseggiate l'ottimo vin brulè preparato dal sapiente tesoriere e in un attimo le automobili si dissolveranno insieme al rumore e a nuvole di benzene e di polveri sottili mentre le strade della nostra città si riempiranno come per incanto di pedoni e ciclisti, anziani e bambini, uomini e donne. Per sempre.

Lunedì 21 dicembre 2009, in Via San Giuseppe a Maglie, un manipolo di cicloattivi di Fiab IL CICLONE costituito da quattro Babbi Natale in bicicletta e un paio di cicloassistenti in borghese ha scaldato il cuore e il cervello di pedoni e ciclisti distribuendo vin brulè e foglietti informativi al grido: ”Il vin brulè ci salverà!”


Auguri di un felice Natale a pedali ed un radioso Anno Nuovo in sella alla vostra amata bici,

Fiab IL CICLONE"

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domenica, 20 dicembre 2009
Perchè vogliono oscurare il web...
Le immagini non mentono. Ovviamente un medesimo fatto può essere interpretato diversamente da chi osserva. Invito i miei visitatori ad esaminare questi due video e a fare da sè le proprie valutazioni.
Pubblico questi due video, che utilizzano, tra l'altro immagini ufficiali e le analizzano a fondo.
Di fronte a video così è ovvio che poi ci sia chi vuole oscurare blog e facebook vari....
Meditate gente, meditate...
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giovedì, 17 dicembre 2009
LA STRATEGIA TARTAGLIA

Il Paese, come al solito, è impazzito. Un regalo del sig.Tartaglia. I cretini che inneggiano al gesto demente di Tartaglia, l'aggressore di Voi-sapete-chi, non hanno compreso il danno che quest'uomo ha saputo fare.

Tartaglia è arrivato come il cacio sui maccheroni. Poco importa che sia un malato di mente. Non potendo trovare connessioni politiche dirette per eliminare le opposizioni, I mandanti morali dell'attentatore sono così diventati Anno Zero e le testate giornalistiche che criticano la maggioranza.

Ha ragione Napolitano a dire che il dissenso non è violenza. Il dissenso è figlio della democrazia.

Ora vengono echeggiati fantasmi tetri e irrisolti come quelli degli anni di piombo e, guarda un po', due rudimentali ordigni esplosivi in una settimana vengono rivendicati dalla sedicente Federazione Anarchica Informale. Fa ridere che degli anarchici si siglino come "informali", come dire che Paperino si presenti come Paperino il fumetto. Non mi risulta che gli anarchici sappiano cosa sia il formalismo, cosa invece molto cara ai burocrati degli apparati dello Stato. E' evidente che un gruppo anarchico è informale. Inoltre, sono convinto che gli anarchici del XXI secolo sappiano essere un po' più creativi di così.

Non sto accusando nessuno. Sto solo dicendo che questa storia non regge. Come non regge accusare mezzo mondo se Voi-sapete-chi viene aggredito in piazza Duomo con il lancio di un pesante souvenir. Lo sanno tutti che non è un'aggressione politica. Siamo umanamente dispiaciuti per l'aggredito, che, tra l'altro, ha sempre la pretesa di piacere a tutti e sta avendo serie difficoltà a comprendere il perchè di tanto odio da parte di quest'uomo.

Tartaglia, tra l'altro, è giunto in un momento particolare. Ci si aspettava chissà quali clamorose dichiarazioni dal premier, quel giorno. E nei giorni precedenti l'opposizione stava facendo fronte unito per contrastare questa pazza idea di modificare definitivamente la Costituzione (così indietro non si torna).

In realtà, Voi-sapete-chi si è solo limitato ai soliti discorsi, inveendo contro i soliti contestatori di turno (Vergogna! Vergogna!) e poi ha deciso di andare a stringere un po' di mani, come suo solito.

Se non gli fosse letteralmente cascato il duomo in testa, di cosa avrebbero parlato i giornali il giorno dopo? Non certo di quello che hanno parlato.

Ora le più alte cariche dello Stato chiedono di smorzare i toni. Chiedono - e hanno ragione - di tornare ad una politica nell'interesse dei cittadini, nelle opportune sedi e non nei salotti e nelle risse televisive. Tutto questo perchè pare che si siano finalmente accorti che dietro gli schermi e a leggere i giornali, ci sono anche i più deboli, quelli facilmente condizionabili, quelli strumentalizzabili. Labili di mente, semplicioni e bambini. Ma tu guarda! Credete che non lo sappia chi manda in onda camionate di pubblicità? E mi volete far credere che nessuno se ne sia ricordato quando ci hanno fatto credere che i comunisti sono tornati a mangiare i bambini?

Con la medesima scusa si vuole oscurare il web. E ci risiamo. Stanno provando da tempo a zittirci ed ogni scusa è quella buona.

Non cascateci. Non siamo tornati negli anni di piombo. E' tutto fumo negli occhi. Siamo nell'Italia del 2010, siamo nell'unico paese, a memoria d'uomo, dove una delle principali cariche dello Stato - uno degli uomini più protetti d'Italia - si fa aggredire da un psicolabile a colpi di souvenir.

Il terrorismo è veramente un'altra cosa. Non bombe carta con rivendicazioni poco convincenti (fatte poi proprio a Libero, con tutti i giornali che ci sono!). Non trasmissioni televisive dove si discute più o meno democraticamente. E l'odio, se c'è, non l'ha portato la sinistra.

Guardiamoci dietro e rammentiamo per esempio alcune performance leghiste o degli stessi parlamentari del PdL. Non dico altro. Odio ripetermi.

Accendere fuochi è molto facile, la cosa più difficile è non restarne pure scottati.

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domenica, 06 dicembre 2009
THE DAY AFTER

Matrix è tra noi, ragazzi.*

Ieri il mondo virtuale è sceso in piazza e nessuno ci avrebbe scommesso un soldo bucato.

Mi riferisco al No-B-day, ovviamente. Un milione di persone in piazza e tutto grazie al tam-tam del controverso Facebook. Il web, come luogo trasversale di comunicazione ed incontro, torna ad angosciare i sogni idilliaci del Governo. State certi che torneranno a bomba con leggi mirate al controllo e la repressione della libera comunicazione. Per ora godiamoci questo piccolo momento di gloria.

Pare che ieri i partiti di opposizione fossero tutti lì a cercare di cavalcare il drago. Sono stati bene accolti, ovviamente, ma non sono riusciti a diventare protagonisti della giornata. I veri protagonisti sono stati due: la web-comunicazione e lo scoglionamento.

Pare che metà degli italiani si renda conto che al Governo lavorino tutti per il signor B e non per il popolo. Le leggine ad personam hanno scocciato un po’ tutti. La favola dei comunisti cattivi ormai non se la beve più nessuno. La tesi dei magistrati complottisti fa ridere solo i polli e ci credono solo gli affezionatissimi del Signore dei Tranelli. La lotta alla mafia lo sanno tutti che sono certe istituzioni a condurle avanti e non altre, che invece mirano allo svuotamento degli strumenti che lo Stato si è dato (vedi la vendita all’asta dei beni confiscati alla mafia).

In radio, due giorni fa, sentivo che il solito B non si voleva presentare in udienza per il caso Mills per legittimo impedimento istituzionale. Doveva andare ad assistere all’ultimo scoppio per l’apertura di una galleria della Salerno-Reggio Calabria. Una cosa importantissima. Non poteva certo mandare al suo posto Ghedini (che invece è sempre ad Anno Zero) o qualche sottosegretario. In realtà il CSM ha detto che l’inaugurazione della tratta autostradale gli pareva una stronzata ed ha riconosciuto il legittimo impedimento solo per un provvidenziale Consiglio dei Ministri, venuto a cadere nella stessa data.

Giustizia è fatta. Infatti Ghedini si è lamentato “È una grave intromissione in quella che è la legittima attività istituzionale e politica del presidente del Consiglio”. Povero Presidente del Consiglio, i giudici brutti e cattivi (nonchè rossi) non lo vogliono far lavorare!

Ma cosa chiede il milione di anti-B che sono confluiti in piazza? Via Berlusconi subito. Quello che accadrà dopo non ci importa. Peggio di così, non potrà andare.

Non è detto che il dissenso abbia obiettivi politici o grandi programmi. Quello che abbiamo visto ieri in piazza era l’esasperazione di dover subire quotidianamente i capricci e le menate personali di un potentissimo magnate divenuto capo del governo per fare i comodacci suoi e raccontarci la favola che sarebbero cazzi nostri. Molti non ne possono proprio più. Io tra loro.

Un dissenso così evidente è un dissenso pericoloso. La storia insegna che le aspettative che il dissenso porta con sé sono una bomba ad orologeria, se non c’è qualche soggetto legittimato pronto ad accogliere queste istanze, farle proprie e giocarsele fino in fondo.

E’ dunque l’ora della grande riscossa, signori Bersani e Di Pietro! Altrimenti le nuove frontiere degli equilibri politici italiani cambieranno drasticamente e sarà paradossalmente Fini, il “traditore” (epiteto donatogli dal Giornale) a cavalcare l’onda del malumore che detronizzerà il magnate impazzito, oggi Re nudo anche grazie ai fuorionda dello stesso Fini.

Scenari da fantascienza. Pare che i soldi comprino tutto. La ex-moglie del signor B ha chiesto un milione e mezzo di euro al mese al premier per poter mantenere il suo tenore di vita. Un milione e mezzo! E sapete cosa hanno risposto i legali del marito? Nisba! Si accontentasse di 300.000 euro al mese… trecentomila euro al mese! Quanto guadagna ciascuno di voi, al mese? Io, in un anno credo di raggiungere molto meno di un decimo di tale cifra.

Un uomo con un portafoglio del genere troverà sempre qualcuno disposto a strisciare al suo fianco e non certo per amore o per fede.

E’ un caso unico al mondo. Potere economico, mediatico e politico nello stesso soggetto. Questa peculiarità ha fatto ritenere erroneamente a molti elettori che un uomo così, una volta giunto al potere, non avrebbe rubato nulla. Ricco di suo, che motivo avrebbe avuto per rubare agli italiani? Un patto insano: noi gli concediamo il potere politico e lui ci concederà un aiuto scevro da interessi personali, una guida giusta e imparziale.

Non è andata così. Lo state vedendo tutti.

Ma io, siamo alle solite, perché sto ancora parlando di Voi-sapete-chi?

E’ un nuovo giorno e qui a Bari, c’è il sole. Ce l’abbiamo da sempre, che io ricordi. Non ce l’ha regalato il Governo…

*(Illustrazioni a fumetti tratte dalle copertine di RAT-MAN, il periodico del disegnatore Leo Ortolani)

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mercoledì, 25 novembre 2009
L'esatta dizione del Cozzalone

Come molti videodipendenti si saranno accorti, Checco Zalone ha fatto il suo primo film.

Il comico-cantante, sbarcato direttamente da Zelig e ormai popolarissimo, è originario di Capurso, un paese a due passi da Bari. 

I pugliesi lo conoscono anche per le divertentissime imitazioni del ministro Raffaele Fitto e del presidente della Regione Nichi Vendola sull'emittente televisiva Telenorba.

Al di là delle apprezzabili doti artistiche del comico, ho scritto questo post con il preciso obiettivo di indicare a tutti l'esatta dizione del nome Checco Zalone.

Per un pugliese è un vero tormento sentire i presentatori televisivi che annunciano il nuovo film di Checco Zalone, con la zeta di zorro.

E' evidente che i conduttori hanno studiato dizione e questo li induce a sbagliare.

La vera pronuncia diviene manifesta solo conoscendo il senso - tutto pugliese - del nome. La dizione esatta è "zalone" con la z di "zozzo".

Mi spiego meglio: tradotto in italiano parlato, il cantante si chiamerebbe "Che Tamarro!".

Il Cozzalone, invero, è il tipico esemplare barese dai modi un po' rudi e marcatamente popolani, un tammarro, insomma. Quindi il senso del nome è: "Che Cozzalone!". Anche un campione di dizione nel leggere queste due parole pronuncerà la z come la zeta di cozza, per l'appunto.

Cito testualmente da wikipedia:

 

"Checco Zalone (dal dialetto barese Che cozzalone!, che significa "Che tamarro!", o meglio che grande cafone) è la parodia di un cantante neomelodico pugliese che si esibisce durante comunioni e matrimoni, rielaborando in chiave neomelodica barese tutti i generi musicali.

Il personaggio si rifà a quelli interpretati dalla coppia Toti e Tata, al secolo Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, rispettivamente "Piero Scamarcio e lo Scippatore d'emozioni". L'abbigliamento, consistente in una maglietta rosa attillata ed un jeans, ed un uso scorretto della grammatica italiana caratterizzano il personaggio. Durante le sue apparizioni a Zelig, Checco fa intendere di essere un ex-galeotto, e molto spesso racconta le sue comiche avventure presentandosi come vittima della società, mentre alla fine lascia intendere che stava commettendo furti, rapine ecc."

Chiarita la questione dell'esatta dizione del sig.Zalone, vi lascio con una delle sue più eleganti performance.

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domenica, 22 novembre 2009
Vola al cinema

LA PRIMA LINEA

Sabato al cinema per i Citoplasmatici.

La scelta cade su un film difficile e controverso. Lo danno in un cinema che a Bari tutti conoscono per la programmazione fuori dalle righe. Si chiama Esedra, una sala  che dal febbraio ’77, permette la visione di film che altrimenti a Bari non vedremmo.

E’ un piccolo paradosso quello che sta succedendo stasera. Il cinema parrocchiale che era nato negli anni del dopoguerra come “Cinema Felix” per contrastare il dilagare della “pornografia” d’Oltreoceano, spesso autore di clamorosi tagli censori da parte del parroco a dispetto del disappunto delle case distributrici e degli stessi spettatori, oggi ci offre la visione di un film così discusso (e inevitabilmente politico) come “La prima linea”.

Il pubblico è a prevalenza adulta (45-60 anni), ma qua e là, gruppi di giovincelli tra i 25-35 anni.

Noi siamo tra gli adulti. Lo so perché fino ai 30 anni tutti mi davano del tu, poi hanno cominciato a darmi del lei ed ora anche il pizzaiolo preferito mi chiama “dottore”, senza che io faccia niente per meritarmi questo titolo.

Lo schermo è così piccolo che possiamo tranquillamente sederci abbastanza vicini da riuscire lo stesso a vederlo tutto. Quando si fa buio in sala è proprio buio, non c’è un solo spot pubblicitario né alcuna anteprima cinematografica, né odore dolciastro di popcorn caldo. I sedili sono comodi ma stretti.

Quanto tempo era che non andavo in una sala così? Sono a mio agio e non rimpiango l’eccessiva comodità dei moderni multisala, non fosse per la testa di chi mi sta davanti, che un po’ mi infastidisce (e questo, nei multisala, non può avvenire, vista la pendenza del 70% dai sedili al megaschermo di turno).

Il film è arrivato nelle sale venerdì sera. “La prima linea”, del regista Renato De Maria  (quello di Distretto di Polizia, per intenderci) è ispirato al libro “Miccia corta” scritto da Sergio Segio.

Sergio, meglio conosciuto come il “Comandante Sirio”, è stato uno dei fondatori del gruppo terroristico anni 70-80, “Prima Linea”.

Pare che l’autore non sia molto contento del rifacimento cinematografico. Secondo lui, dal film, non emerge il suo pensiero originale: e cioè che il terrorismo non fosse una deriva folle della grande utopia rivoluzionaria, quanto invece un figlio naturale di quella utopia.

Per quanto mi riguarda, il film mi ha fatto un effetto strano. Non mi pare che vi sia alcun approccio epico (lo dico per quelli che avevano di queste paure) e Scamarcio non si propone per nulla come un appetibile modello da imitare. Il personaggio è uno sconfitto con una forte crisi di identità sin dall’inizio. Anzi, il film comincia con il racconto di una persona che ha già preso le distanze e sa di aver sprecato mille buone occasioni per essere altro.

Giovanna Mezzogiorno, nella parte della protagonista femminile, la terrorista Susanna Ronconi, è altrettanto poco simpatica nella sua ostinata determinazione. Non certo un modello (continuo a dirlo per i soliti timorosi di cui sopra).

Il film, come il libro da cui è tratto, racconta dell’azione del commando capeggiato da Sergio Segio per far evadere la compagna Susanna, detenuta nel carcere di Rovigo.

Sul racconto dell’episodio orbitano efficaci flash-back del terrorista, pezzi di cronaca televisiva, crudeli immagini di repertorio che danno alla foto del singolo evento un album in cui inserirla, senza però capire bene dove. Si va dalla grande onda del Movimento, qui appena accennato, fino alle prime gambizzazioni e all’omicidio.

Il tutto si muove in una dimensione estremamente privata, dove aleggia come una cappa un grande silenzio e le famiglie dei terroristi sono dilaniate tra riprovazione ed affetto.

La colonna sonora è ridotta al minimo. Le attese sono lunghe. Le azioni velocissime.

Il film condanna il terrorismo con una operazione semplicissima. Mette a confronto la quotidianità dei terroristi, fatta di sangue e cinismo (la Rivoluzione non conosce pietà) con il mondo attorno. Un mondo che penetra a episodici sprazzi e che i terroristi non vedono realmente per quello che è. Sono in caduta libera, fino alla fine.

I terroristi non sanno vivere una vita normale, diviene evidente quando – mentre i due protagonisti stanno uscendo di casa per andare a gambizzare un uomo - la vicina molla un bimbo in braccio a Susanna e la terrorista non sa che fare, di fronte a quel coso urlante; stesso imbarazzo per Sergio, che accenna timidamente ad una carezza ma non la porta fino in fondo.

Se le famiglie dei terroristi sono lo specchio indiretto della società che condanna e boccia il terrorismo come atto criminale, la società dei “giovani” è rappresentata da Piero, l’amico di battaglia di Sergio. L’amico che, pur comprendendo le sue scelte, quando il tiro si alza, non le accetta e se ne tira fuori. Unico accenno alla grande utopia rivoluzionaria e al consenso informale per un certo terrorismodella “base” operaia e movimentista. Consenso che comincerà a scomparire ai primi omicidi e si dissolverà del tutto quando nessuno più comprenderà il senso di quelle uccisioni, sempre più numerose e sempre più arbitrarie (Aldo Moro, Guido Rossa, lo stesso giudice Alessandrini citato nel film e assassinato dal protagonista, Peci e tanti altri).

Il terrorismo è un capitolo della storia italiana che ancora fatichiamo a digerire ed elaborare. La politica attivista, per decenni, ha infiammato gli animi degli italiani. Il suggerimento del film è che la stagione delle grandi stragi (Piazza Fontana, Piazza della Loggia, l’Italicus) abbia fatto da acceleratore sulla estremizzazione dei movimenti giovanili. Si temeva un golpe nero. Ci si sentiva in guerra ed in guerra si scendeva, per questo i caduti non contavano.

 

“La prima linea” è uno di quei film che lascia l’amaro in bocca. E’ naturale che sia stato criticato dallo stesso autore del libro da cui è tratto. A nessuno piace ammettere di avere dedicato al Nulla i migliori anni della propria vita, macchiandosi di delitti efferati.

Potere dell’immaginazione. Se la Rivoluzione fosse stata vera, oggi quelli come il Comandante Sirio sarebbero stati ricordati come degli eroici guerriglieri.

"Siete la prima linea di un corteo che non c'è" si dice ad un certo punto nel film.

Agli occhi dei clandestini la Rivoluzione diventa alibi e la Società solo un mucchio di pecore stupide pronte a passare sul carro del vincitore.

La Società e la Storia hanno sconfitto Prima Linea, perché le pecore stupide, alla fin fine, erano quelle che vivevano in clandestinità.

 

messaggio imbottigliato da: citoplasma alle ore 17:31 | link | commenti | categoria: recensione, vola al cinema
giovedì, 19 novembre 2009
FACCIO UN GESTO...

"Oggi non lavoro, oggi non mi vesto
resto nudo e manifesto
Sono fuori dal coro, nettamente diverso
le mode se ne vanno, io resto! e manifesto!
Resto nudo e manifesto - Faccio un gesto e manifesto - Oggi guardo il cielo..."

(BandaBardò - Manifesto)

messaggio imbottigliato da: citoplasma alle ore 07:14 | link | commenti (2) | categoria: politica, volevo un mondo diverso
domenica, 15 novembre 2009
L'ITALIA CHE CAMBIA, ovvero il ritorno di "Fantozzi contro tutti"

E' un periodaccio. Uno di quei momenti in cui ti scocci a scrivere di qualunque cosa. Non perchè tu non abbia nulla da dire. No. E' proprio perchè senti di avere molto da dire, che hai timore di non essere abbastanza obiettivo o convincente, a seconda dei casi.

La riforma della giustizia e della pubblica amministrazione mi stanno sinceramente logorando. La seconda che ho detto (la riforma della P.A.) oggi diviene realtà.

Non dico nulla. Non voglio commentare nulla.

Dico solo che c'è uno Stato e che la Pubblica Amministrazione è il suo strumento diretto per amministrare, appunto, nell'interesse di tutti i cittadini. Brunetta pare che capeggi una guerra fantozziana di riscatto del povero cittadino contro i pubblici impiegati.

"Ora il cittadino potrà fare un mazzo così" all'impiegato che non faccia il suo dovere.

Staremo a vedere. Chi farà un mazzo così ai politici che non stanno facendo il proprio dovere (tipo tutelare i principi costituzionali, tipo tutelare la povera gente, tipo rendere la giustizia snella e svelta per tutti e non solo per pochi, tipo pensare a misure economiche che non diano solo vantaggi a chi i soldi li ha già...)?

 

Non è una guerra. I pubblici impiegati (comprese le Forze dell'Ordine) si fanno spesso il mazzo a quattro per sopperire alle risorse che non ci sono e garantire un servizio più o meno accettabile ai cittadini, semplicemente per scrupolo e coscienza professionale (VEDASI LA TESTIMONIANZA DEI POLIZIOTTI ALL'ULTIMO ANNO ZERO sulle condizioni in cui si deve lavorare).

Sono loro i nemici?

Il sistema sanzionatorio/premiale del sig.Brunetta ha un sacco di falle che si vedranno benissimo quando la barca farà lo stesso acqua da tutte le parti. Non c'è limite alla creatività umana nel fottere le leggi. Chi non lavorava ieri non lavorerà nenache domani, sia nel settore privato che pubblico. Chi lavora oggi continuerà a lavorare lo stesso e, forse, rischierà di passare per improduttivo e fannullone, tenuto conto della difficoltà di adattare dei parametri di valutazione per settori tecnici, le cui azioni professionali non sono di facile "misurazione".

Attendiamo di veder salire l'acqua e poi ci rivediamo sul mio blog...

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domenica, 08 novembre 2009
ALLUCINAZIONI CONSUETE

Se c'è una cosa che terrorizza l'americano medio - lo potete vedere da qualunque telefilm - è quello di non avere i soldi per pagare l'assicurazione sanitaria.

Devo dire che quando ero un acerbo adolescente ci ho messo un bel po' per comprendere che nei modernissimi, civilissimi e democraticissimi Stati Uniti d'America, se uno ha bisogno di cure e malauguratamente non ha i soldi per pagare l'assicurazione, l'assistenza medica se la scorda! Anzi, è l'Assistenza medica che si scorda di lui...

Obama ha fatto quello che ci aspettavamo da uno come lui: vuole dare salute gratis a 36 milioni di americani! Perchè la salute è un diritto imprescindibile di tutti.

Poi mi sveglio dalla contemplazione meditabonda degli USA e mi riaffaccio alla nostra cara vecchia stupida Italia nel 2009.

Dov'è la gente come me, mi chiedo. Dove sono gli altri come me, se ce ne sono? Chi permette ai folli che si sono impossessati della nostra democrazia parlamentare di imbavagliare la magistratura, di tassare i poveri cristi, sgravare sempre di più i ricchi e dare non solo la parola (che quello sarebbe pure democratico) ma offrire la grancassa ed il potere a esaltati come i leghisti?

E non mi si dica che non è vero. Oggi Bossi ha replicato a Bersani qualcosa che, se io fossi del Nord, mi premurerei di denunciare al primo comando dei Carabinieri o posto di Polizia.

Come si fa a dire che "chi, al di sopra del Po, è contro la Lega, è morto."? Anche se qualcuno potrà dire che lo diceva in senso metaforico, volendo significare che chi è contro la Lega non ha futuro politico al nord.

Ma la violenza di certe parole, in bocca ad un ministro (ministro...), vagliela a spiegare a chi legge solo i titoli dei giornali.

Esiste un reato, punito dal codice penale italiano (almeno per ora). Si chiama reato di "minaccia" ed io - visto che nessuno lo ha ancora fatto, a quanto mi risulta - accuso e denuncio pubblicamente Bossi di aver minacciato di morte chi non lo vota.

Fate vobis, adesso.

Uomini democratici del Nord Italia? Dove siete? Cosa fate? Vi indignate, qualche volta? Reagite, qualche volta?

Allucinante, questo paese. Allucinante chi lo governa. Gli attacchi quotidiani all'indipendenza della magistratura, le proposte di legge che fanno comodo solo ai soliti noti, le concessioni ed i condoni fiscali a chi ha soldi da buttare dalla finestra, la continua penalizzazione del cittadino comune, di chi come collettività non esiste più.

Hanno tolto l'ICI. Gli Enti Locali non sanno più dove andare a trovare i soldi per garantire il minimo.

Vogliono togliere l'IRAP. Le imprese gongoleranno, le Regioni vedranno arrivare ancora meno soldi nelle proprie casse e voglio proprio vedere come ce la pagheremo, noialtri, la sanità.

Finiremo come nei telefilm americani, quando tu arrivi in ospedale sanguinante e malconcio, reduce da un incidente domestico o da una crisi cardiaca in auto e la prima cosa che ti chiedono gli infermieri è:

"Il suo numero di assicurazione, prego..."

"Il mio... numero? ... Ma sto morendo dissanguato!..."

"Ci spiace signore. Senza assicurazione, la sua ferita rimarrà aperta".

Meditate, gente, meditate...

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mercoledì, 04 novembre 2009
Ciao Alda


Non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,

di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,

di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all' orecchio degli amanti.

Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

Alda Merini



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Chi Sono
Utente: citoplasma
Difficile dire chi sono, così su due piedi!Se quello che faccio è quello che sono allora la musica cambia...mi piace scrivere, mi piace ascoltare musica, mi piace viaggiare ma mi piace anche restare e guardare quello che mi è intorno. Mi piace il vento, mi piace il mare, mi piace la montagna, mi piacciono gli animali in libertà e gli esseri umani che cercano ancora di esserlo. Mi piace essere vivo. Mi piace veder crescere la saggezza in un mondo di superficialità, mi piace guardare oltre quello che si vede. Ma chi sono? Sono tante cose e a volte credo di essere poco o niente. So solo che volevo esserci.

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